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Andor, la nuova serie di Star Wars disponibile su Disney Plus, dimentica le atmosfere tradizionali della saga, affidandosi invece alla scelta stilistica di Rogue One, uno degli spin off della Skywalker Saga, di cui la nuova produzione legata al passato di Cassian Andor (Diego Luna), rappresenta un prequel. Il focus della trama ordita da Tony Gilroy non sarà solamente il passato di Cassian, come vi abbiamo raccontato nella nostra anteprima, ma anche l’evoluzione sociale della galassia dopo la Caduta della Repubblica e l’Ascesa dell’Impero, una scelta che, come accaduto anche per altre serie come Obi-Wan Kenobi o The Mandalorian, ha fatto sì che in Andor appaiano citazioni e riferimenti alla saga di Star Wars.

Utilizzare riferimenti e easter egg non è divenuto quasi un obbligo in produzioni che fanno parte di franchise e saghe divenute parte intergrante del mondo dell’entertaimente, come abbiamo visto anche per il Marvel Cinematic Universe. Lo scopo di Andor, tuttavia, è quello di non cedere alla facile tentazione del citazionismo, come più volte affermato da Tony Gilroy, ma di creare una storia che sappia come inserire questi richiami senza renderli una forzatura. Ragione per cui, in Andor la presenza di richiami e citazioni alla saga di Star Wars potrebbe esser meno marcata rispetto alle precedenti produzioni, anche se non mancheranno momenti che ricorderanno aspetti familiari del franchise.

Le citazioni e i riferimenti di Star Wars in Andor, la nuova serie ambientata nella galassia lontana lontana

Episodio 1: Kassa

Il tenore narrativo di Andor sarà diverso rispetto alle altre produzioni, anche seriali, del franchise. Memore del suo lavoro come sceneggiatore di Rogue One, Gilroy ha subito portato gli spettatori in una galassia acida e inumana, riprendendo quelle che erano le tensioni emotive del film del 2016. Non è un caso che il primo incontro con Cassian avvenga sul mondo di Proex-Morlana, sito nella Zona Corpotativa, uno spazio fuori da ogni controllo dominato dagli interessi corporativi. Da notare come ci venga subito fornito un chiaro riferimento temporale, 5 BBY, ossia 5 Before Battle of Yavin, cinque anni prima della Battaglia di Yavin vista al termine di Una Nuova Speranza, culminata con la distruzione della prima Morte Nera.

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In questo suo viaggio nei bassifondi di Prex-Morlana, Cassian entra in un mondo avulso dalle tradizionali atmosfere vivaci e luminose del franchise. Non siamo portati in una taverna come la cantina di Mos Eisley o il locale chiassoso visto in L’Attacco dei Cloni, il tono maturo della serie si rispecchia in una palette cromatica scura e fredda, quasi cyberpunk per le sue tonalità, che trova anche nella location, un bordello, un chiaro segno di come Andor sia una storia dall’approccio adulto e graffiante.

Il ricordo in flashback di Cassian, in cui lo vediamo ricordare come sul suo natio pianeta di Kinari abbia assistito allo schianto di un’astronave, ricorda una scena di Caravan of Courage, film noto in Italia come L’Avventura degli Ewoks, in cui una famiglia di esploratori spaziali naufragava su Endor, venendo salvata proprio dai piccoli orsetti. Come vediamo nei successivi capitoli, anche la tribù di Cassian, o meglio Kassa nel ricordo, vivrà un’esperienza simile, seppure con un finale diametralmente opposto.

Tornato sul suo pianeta, Ferrix, Cassian si muove nel suo ambiente familiare. Occasione per incontrare il droide B2EM0, che come abbiamo visto fare più volte a R2-D2, non esita a utilizzare un utensile elettrico per allontanare animali troppo invadenti. Sempre in questi momenti di quotidianità di Cassian compare rapidamente un Abednedo corazzato, l’animale che noto come Roodown avevamo visto per la prima volta in Il Risveglio della Forza su Jakku.

Nel dialogo con Brix, possiamo ritrovare altre due citazioni. Il dispositivo rubato da Cassian, l’unita di navigazione imperiale Starpath NS-9 è un riferimento a un romanzo Legens, Io, Jedi, dove questo sistema di navigazione veniva creata dalla Sienar Fleet System. Stapath, nel Legens, era anche il nome di uno Star Destroyer rubato da un contrabbandiere corelliano e trasformato in bazar ambulante e casinò dalla fama poco rispettabile, che durante la saga della Guerra Yuuzhan Vong divenne addirittura la sede provvisoria del nuovo ordine Jedi

La menzione all’asta di Wobani è un riferimento al pianeta di Wobani, dove era detenuta Jyn Erso all’inizio di Rogue One (oltre a esser un anagramma per Obi-Wan). Durante la conversazione con Maarva, invece, viene nominato il pianeta di Fest, che sappiamo nel Canon esser sede di una base della Ribellione, mentre nel Legends era una roccaforte imperiale.

Da notare, infine, come nel deposito astronavi dove Cassian si serve compaiano alcuni veicoli famigliari, come un Y-Wing e una nave dal design corelliano, un cargo leggero modello VCx-100, che ricorda la Ghost di Star Wars: Rebels. Al termine del primo episodio della serie, si percepisce nettamente l’insolita assenza di numerosi riferimenti e citazioni di Star Wars in Andor, quasi una contro tendenza rispetto alle precedenti produzioni del franchise.

Episodio 2: Il Cliente

Fedele all’intenzione di non forzare la presenza di easter egg, il secondo episodio di Andor non è particolarmente prodigo di riferimenti alla saga, ma si limita a un accorto lavoro di contestualizzazione della serie. In tal modo, i pochi riferimenti alla continuity del franchise risultano perfettamente inseriti e concorrono alla creazione di una solidità narrativa che contribuisce a costruire la credibilità della serie stessa.

L’attenzione, infatti, è focalizzata sulla costruzione della storia di Cassian, al punto che si decide, per la prima volta, di abbandonare i tipici caratteri in Aurebesh, la lingua parlata nella galassia di Star Wars, per far comparire a schermo un leggibile messaggio delle forze di polizia di Proex-Morlana, che cerca un assassino originario di Kenari.

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Nel nuovo flashback sul passato di Cassian, abbiamo modo di vedere con chiarezza che i superstiti dell’astronave schiantatasi su Kenari indossano divise recanti il simbolo dei Separatisti, chiaro segnale di come questa fazione della Guerra dei Cloni avesse accolto nelle sue fila i governi della Zona Corporativa.

Punto focale dell’episodio è l’arrivo della forze corporative su Ferrix, guidate da Syril Karn e dal sergente Mosk. Per sbarcare sul pianeta, questi soldati utilizzano dei Tac-Pod, mezzi appositi il cui design ricorda le navette da sbarco imperiali e le cannoniere LAAT in forza all’esercito dei cloni della Repubblica durante le Guerre dei Cloni.

Episodio 3: La rese dei conti

Il terzo capitolo di Andor si addentra ulteriormente all’interno del futuro di Cassian, avvicinandolo sempre più alla sua appartenenza alla futura Alleanza Ribelle. L’introduzione nel precedente capitolo di Luthen Rael (Stellan Skarsgard) ha reso ancora più evidente l’arrivo della nascita della Ribellione. Nuovamente, riscontriamo la scarsa presenza in Andor di riferimenti e citazioni di Star Wars, rinnovando l’apprezzamento per l’opera di world building della serie che sposa maggiormente una definizione emotiva ed ambientale della trama.

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In questo episodio abbiamo tuttavia modo di trovare nuovamente dei piccoli riferimenti alla continuity di Star Wars. La sensazione che si ha vedendo i Tac-Pod delle forze corporative arrivare su Ferrix è che il pianeta sia uno dei tanti mondi in cui vengono smaltiti i relitti delle navi utilizzate durante le Guerre dei Cloni, come Bracca , il mondo in cui lavorava Cal Kestis, il protagonista del videogioco Star Wars Jedi: Fallen Order. In un mondo in cui il recupero è parte integrante della vita quotidiana, non stupisce vedere come una gru sia stata realizzata utilizzando quella che sembra la zampa di un AT-AT, il celebre camminatore imperiale, espediente che avevamo visto in The Mandalorian, nell’episodio ambientato su Trask.

Questo terzo episodio ha un’impronta più action, grazie allo scontro tra le forze corporative da un lato e Cassian e Luthen dall’altro. Occasione in cui Cassian utilizza un blaster particolare, una Bryar Pistol, arma nota ai conoscitori del Legends, che la hanno vista utilizzare a Kyle Katarn, storico personaggio che a partire dal videogioco Dark Forces è divenuto una delle colonne portanti del fu Universo Espanso.

Episodio 4: Aldhani

Pur non puntando agli easter egg come tratto essenziale della definizione dell’ambientazione, Andor anche nel suo quarto episodio regala agli appassionati della saga di Star Wars alcuni piccoli richiami che contribuiscono a contestualizzare ulteriormente questo racconto del passato di Cassian Andor all’interno della continuity della saga.

Come abbiamo visto nei precedenti capitoli, l’intenzione di Tony Gilroy è quella di creare una rete di collegamenti con aspetti essenziali della saga, che sia mirata soprattutto a dare il senso di come il passaggio dalla Repubblica all’Impero abbia sconvolto la vita della galassia. Non è un caso, dunque, che nel quarto episodio di Andor, quanto Luthen confessa di lavorare per diversi datori lavori (tra cui anche i Separatisti), vega citato il Fronte Partigiano. Questa fazione è quella guidata da Saw Gerrera (Forest Whitaker), personaggio che dopo la sua apparizione nelle serie animate della saga è apparso in live action in Rogue One, film di cui Andor è il prequel. Menzione particolarmente importate, considerato che già sappiamo che Whitaker riprenderà il ruolo proprio in Andor.

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Quando si parla del passato di Cassian, emerge il fatto che ha combattuto su Mimban. Nel Canon, questo pianeta è stato citato in Solo, dove scopriamo che il celebre contrabbandiere corelliano ha disertato le fila delle truppe imperiali. Sempre in tema di pianeti noti, due di essi sono menzionati durante la riunione degli ufficiali imperiali della ISB (Imperial Security Bureau), dove prima nominato il pianeta di Arvala-Six (ossia il mondo in cui Din Djarin trova Grogu nella prima stagione di The Mandalorian) e Scariff, il pianeta su cui l’Impero ha un centro di sviluppo per armi avanzate, che è stato centro della battaglia finale di Rogue One. Sempre in questo dialogo tra Cassian e Luthen compare un prezioso sigillo Kuati, che il mercenario rivela essere un monile celebrativo per la rivoluzione contro gli invasori Rakata. Questa razza aliena è comparsa per la prima volta nel Legends, all’interno del videogioco Star Wars: Knight of the Old Republic, dove presentati come una razza sensibile alla Forza che avevano invaso la galassia millenni prima, venendo fermati da una casta di guerrieri provenienti dal pianeta Tython, noti come Je’daii, ossia i primi Jedi.

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Nel negozio di antiquario di Luthen, la sua copertura su Coruscant, sono contenute la maggior parte degli easter egg di questo episodio. Durante la visita di Mon Mothma alla sua esposizione, i più attenti fan della saga possono infatti riconoscere diversi riferimenti al mito di Star Wars, tra cui alcuni richiami al vecchio Universo Espanso, divenuto ora Legends. Ad esso appartiene, ad esempio, l’armatura sith che vediamo rapidamente in una scena, che sembra quella di Galen Malek, l’assassino sith apprendista segreto di Dart Vader nel videogioco The Force Unleashed.

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Tra i diversi oggetti esposti si possono anche intravedere degli holocron, sia Jedi che Sith, ma anche dei frammenti di murali simili a quelli visti nel tempio Jedi di Lothal, che segnavano la mappa per arrivare ai portali del Mondo tra i Mondi, e aprirli utilizzando la Forza. Ripensando al passato della Repubblica e ai suoi protettori, i Jedi, difficile non vedere la tradizionale maschera dei Kel Dor e non ripensare al maestro Jedi Plo Koon, membro del Consiglio Jedi e perito in La Vendetta dei Sith durante l’esecuzione dell’Ordine 66. Sempre dal terzo capitolo della Trilogia Prequel arriva un ultimo riferimento, l’arma tradizionale di Utapau, pianeta su cui Obi-Wan Kenobi affronta il generale Grievous e da cui proviene il Grande Inquistore, figura nata nel cartone animato Star Wars: Rebels e rivisto in azione in Kenobi.

Episodio 5: L’ascia dimenticata

L’ascia dimenticata, il quinto episodio di Andor, entra nel vivo della nuova vita di Cassian Andor, che si avvicina sempre più al ruolo di agente ribelle con cui lo abbiamo conosciuto in Rogue One (2016), film di cui la serie di Disney + è uno prequel. Tenendo fede alla volontà di non utilizzare riferimenti e citazioni della saga come mero strumento di fascino, ma integrandoli all’interno di una valorizzazione dell’ambientazione che contribuisca a inserire questa serie nella continuity del franchise.

Magari concedendosi qualche piccolo divertissement, come la presenza nel negozio di Luthen di due oggetti che ricordano molto le Pietre Sankara, i preziosi artefatti al centro dell’avventura di Indy vissuta in Indiana Jones e il tempio maledetto. E già che si parla di Harrison Ford, difficile non ripensare al suo Han Solo quando nella parte finale dell’episodio, dopo un duro confronto con Skeen, Cassian rivela di essersi unito ai ribelli per soldi, momento in cui il giovane idealista del gruppo chiede “Davvero ti importa solo dei soldi?”, offrendo una versione più cinica della celebre scena in cui Solo svela di non esser solamente interessato al denaro (con estrema felicità di Leia Organa)

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Decisamente più calati all’interno dell’universo di Star Wars sono le menzioni di diversi mondi, già comparsi in altre produzioni del franchise. Hosnian Prime, ad esempio, è il pianeta che diventa la capitale della Nuova Repubblica dopo la caduta dell’Impero, divenendo il bersaglio della base Starkiller in Il Risveglio della Forza, venendo distrutto dal Primo Ordine. Sempre dal primo capitolo della Trilogia Sequel arriva anche Jakku, il pianeta desertico in cui abbiamo conosciuto Rey, teatro della Battaglia di Jakku citata anche nel videogioco Star Wars Battlefront.

In tema di tradizioni della saga, vedere nuovamente il tanto amato latte blu, con cui Syril Karn (Kyle Soller) fa colazione assieme alla madre. Comparso per la prima volta in Una nuova speranza, il blue milk è diventato uno dei tratti più riconoscibili della saga, anche se come abbiamo visto nel quinto episodio di Andor esistono altri tipi di latte, come quello bevuto da Cassian e i suoi compagni.

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Sempre durante la pianificazione dell’attacco da parte della cellula ribelle, Cassina ha modo di vedere il tatuaggio di uno dei suoi compagni, Skeen. Come scopriamo, questo tatuaggio è la Testa del Krayt, nome che potrebbe riferirsi a un gruppo criminale, ma il cui riferimento più evidente è al drago krayt, la gigantesca creatura che vive nei deserti di Tatooine e vista nella seconda stagione di The Mandalorian.

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La pressione della creazione di una ribellione non manca di farsi sentire sul personaggio che più di ogni altro sembra essere coinvolta, almeno sinora. Mon Mothma si ritrova a dover infatti gestire il suo ruolo di politica dell’Impero con gli obblighi familiari, un delicato gioco di equilibri che sembra non dare i suoi frutti, come scopriamo dall’acceso scambio di battute con la figlia Lieda. Nuovamente, un personaggio nato nel fu Universo Espanso, divenuto ora Legends, trova modo di entrare nel Canon, entrando ufficialmente a fare parte della storia ufficiale di Star Wars. Non male per un personaggio apparso in un racconto breve e menzionata solo come strumento per dare un background a Mon Mothma.

Episodio 6: L’occhio

Il sesto episodio di Andor, L’occhio, non tradisce la premessa fatta a suo tempo da Tony Gilroy, in cui si relegavano gli easter egg e le citazioni a una dimensione più ridotta rispetto alle precedenti produzioni del franchise. Per quanto non siano mancate strizzatine d’occhio ai fan della saga, non si può negare che il loro utilizzo sia fondato più sulla costruzione di un’ambientazione riconoscibile per gli appassionanti, mirando alla solidità della storia più che una caccia al tesoro per scovare tutte le potenziali citazioni.

Una concezione che ci consente di vedere anche la rivelazione del passato di Tarmay Barcona come un elemento narrativo importante, per quanto venato di una certa familiarità. Elemento centrale della cellula terroristica su Aldhani, Taramyn si rivela esser un ex stormtrooper, mostrando per la prima volta uno dei celebri soldati imperiali nel ruolo di disertore. Cronologicamente, questo anticipa di diversi anni la scelta di altre figure come Finn (Il Risveglio della Forza) o Janna (L’Ascesa di Skywalker) che erano riusciti a sottrarsi all’indottrinamento del Primo Ordine.

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Più simili a easter egg sono la presenza del call sign Echo utilizzato dalla cellula ribelle, che ricorda una designazione operativa apparentemente molto usata dall’Alleanza Ribelle, e la scelta di entrare nella base imperiale utilizzando un passaggio subacqueo, espediente utilizzato sia nel videogioco Star Wars: Jedi – Fallen Order, che al cinema, come abbiamo visto in La Minaccia Fantasma o nella serie Obi-Wan Kenobi.

Più interessante, sotto il piano della ricostruzione storia della saga, la parte legata al ruolo di Mon Mothma come senatirice. Al netto del piacere di vedere nuovamente il Senato Imperiale, visto per l’ultima volta sul grande schermo in La Vendetta dei Sith durante lo scontro tra Yoda e Palpatine, è importante notare che la sessione è stata convocata per affrontare il Massacro di Ghorman. Questo tragico episodio è stato citato in Star Wars Rebels, dove veniva presentato come una delle pagine più oscure del dominio imperiale, legato alla figura di Moff Tarkin. Presenza che dunque potrebbe tornare anche in futuro nella serie, magari nella già annunciata seconda stagione che farà da legame con gli eventi di Rogue One di cui Andor è il prequel.

Episodio 7: La mano dell’Impero

Nel cercare una radice narrativa per La mano dell’Impero, il settimo episodio di Andor, è facile volgere lo sguardo a Una nuova speranza, ricordando quando Leia avvisa Tarkin che più l’Impero stingerà il proprio pugno sulla galassia, più sistemi tenderanno a unirsi alla ribellione. Il discorso fatto in apertura dal colonello Wulf Yularen, ufficiale che dopo essersi distinto durante le Guerre dei Cloni ha assunto il controllo dell’ISB, l’agenzia di sicurezza imperiale. Presentato come uno degli ufficiali più vicini allo stesso Palpatine, Yularenm verrà assegnato alla Morte Nera, dove morirà durante l’attacco visto in Una Nuova Speranza.

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Quello che traspare da questo settimo episodio è che non solo stiamo assistendo alla nascita della Ribellione, ma anche alla creazione di un’efficace contromisura da parte dell’Impero. Nel romanzo Canon Victory Price veniva svelato come la sicurezza imperiale avesse creato un imponente struttura sotterranea dove nascondere un immenso database con tutti i dati raccolti sulla Ribellione, utilizzati dall’ISB per dare la caccia ai ribelli. E quella struttura viene mostrata proprio in questo episodio.

Parlando di Ribellione, in questo episodio viene lasciato intendere come questa organizzazione non sia solamente nata, ma anche come abbia trovato il modo di mantenersi operativa. L’ISB opera sulla base di una suddivisione della galassia in settori, ognuno affidato a uno specifico controllore, con una complicata burocrazia che complica lo scambio di informazioni tra i diversi settori. Per la Ribellione, questa debolezza si traduce in una serie di attacchi ragionati, che mirano a trafugare specifiche risorse riallocandole all’occorrenza, senza lasciare all’Impero tracce su quali siano le reali intenzioni.

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Sempre in tema di Ribellione, è chiaro che Mon Mothma sia sempre più in pericolo nel suo ruolo di fautrice del dissenso verso l’Impero. La sua volontà di finanziare la ribellione la costringe ad attingere alla ricchezza di famiglia, motivo per cui si appoggia a una persona di fiducia, Tay Kolma, per trasferire i fondi. Questo sembra coincidere con quello che dice Luthen, quando afferma che tre persone del ruolo di Mothma, lasciando intendere che il terzo sodale di Mothma possa essere il senatore Bail Organa.

Se da un lato possiamo ritrovare anche la concezione che una ribellione richieda scelte moralmente difficili, come la scelta di eliminare Cassian Andor in quanto potenziale rischio per i segreti di Luthen, dall’altro l’Impero non esita a trasformare Mothma in un nemico dello stato, ruolo che la stessa senatrice non esita a fomentare con una condotta che la porta a essere volontariamente una seccatura per l’Impero, ma una apparentemente innocua. Decisione che porta Mon Mothma a presentarsi come una sostenitrice dei Separatisti, ossia i presunti responsabili della Guerra dei Cloni che ha portato al crollo della Repubblica.

Episodio 8: Nakina 5

Narkina 5, l’ottavo episodio di Andor, riconferma la visione di Tony Gilroy, che prosegue nella sua opera di costruzione dell’ordine imperiale che ha sostituito la Repubblica dopo l’ascesa di Palpatine. I precedenti capitoli della saga di Cassian Andor hanno dimostrato di volerci presentare un aspetto inedito della galassia lontana lontana, ma questo episodio ha il merito di presentare un ulteriore tassello che valorizza il profondo cambio sociale della nuova era, al punto che assistiamo anche a una sequenza all’interno di una catena montaggio particolarmente intenso.

Occasione in cui fa la sua apparizione il personaggio di Kino Loy, interpretato da Andy Serkis. L’attore britannico era già stato parte dell’universo di Star Wars, per cui si era prestato a dare vita al Leader Supremo nella Trilogia Sequel, grazie alla sua proverbiale abilità come ‘body double’. Kino è a capo di una squadra di lavoratori all’interno di una prigione imperiale, il cui aspetto asettico e al contempo cupo sembra rifarsi al design del centro detentivo di THX-1118, cult di George Lucas, una delle prime opere del cineasta californiano, prima ancora di Star Wars.

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Parallelamente alla missione di Cassian, assistiamo al continuo lavorio di Mon Mothma per creare la sua ribellione. Durante una delle tante feste che sembrano animare l’alta società di Coruscant, scopriamo dalle parole del marito che Mothma era diventata senatrice a 16 anni, proseguendo un trend che in passato ci ha fatto scoprire che Padmè Amidala era stata eletta Regina di Naboo a 14 anni, mentre Leia aveva ricevuto il suo primo incarico politco a 16 anni. Curioso notare come in Star Wars sembra che la giovane età sia utilizzata per formare subito una classe dirigente.

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Altro atteso ritorno in Andor era quello di Forrest Whitaker, che interpreta nuovamente il suo Saw Gerrera. Dopo esser apparso in Clone Wars e Rogue One, Saw in questo episodio di Andor riprende il suo ruolo di guerrigliero, compito svolto con un tale trasposto da eccedere e, come abbiam visto in Rogue One, diventare addirittura un problema per la Ribellione. La presenza di Saw e dei suoi Partigiani consente di apprezzare come la sua organizzazione sia aperta a combattenti di diverse specie, elemento che ha una certa rilevanza. Considerata la difficoltà di comunicazione tra i diversi sistemi e il rigido controllo imposto dal nuovo ordine imperiale, la maggior parte dei nuclei di rivoltosi era composto da cittadini del medesimo mondo, quindi della stessa specie. IL tentativo della Ribellione, come abbiamo visto nella Trilogia Classica, fu in primis creare un’organizzazione unica per guidare le azioni di queste cellule ribelli disperse nella galassia, e apparentemente Saw fu il primo a vedere in questa possibilità uno dei futuri punti di forza della Ribellione.

Episodio 9: Non ascolta nessuno

Il nono episodio di Andor sembra non volersi curare della spasmodica ricerca di easter egg e citazioni da parte dei fan del franchise, concentrandosi maggiormente sulla valorizzazione della storia. Scelta interessante, che consente di premiare la costruzione emotiva del nuovo impero, uno dei tratti essenziali della sceneggiatura di Tony Gilroy. Questo nono capitolo di Andor perde dunque valore all’interno di una tradizionale caccia al tesoro, ma è invece fondamentale per capire come quanto abbiamo visto in Rogue One e in Una Nuova Speranza abbia avuto origine.

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In tal senso, assistere all’interrogatorio di Bix diventa un modo per vedere la spietata macchina imperiale mentre prende vita, cambiando anche il modo in cui le operazioni di polizia vengono svolti. Nelle altre parti del mito di Star Wars, non si è mai mostrato apertamente una sessione di interrogatorio che rasenti la tortura, ma si è solamente lasciato intendere, come accaduto a Leila a bordo della Morte Nera. Dopo avere dato maggior risalto a questa pratica in Rogue One, è con Andor che assistiamo a questa pratica, quando il dottor Gorst utilizza un dispositivo per infliggere alla psiche di Bix il doloro provato dalle urla di morte di Disoniti, specie che è stata sterminata dall’Impero come ritorsione alla loro resistenza. Una scena che pur richiamando ad altre simili, rappresenta un unicum per la sua durezza e il modo aperto con cui viene mostrato l’effetto di questo tremendo strumento, che potrebbe rappresentare per il suo funzionamento l’antesignano delle sonde mentali.

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Sul piano politico, dove opera Mon Mothma, abbiamo l’occasione di assistere a un tratto che accumuna Impero e Repubblica: l’indifferenza dei Senatori. Prima dell’ascesa di Palpatine, come abbiamo visto anche in Tales of the Jedi, il Senato era una forza politica oramai radicata su posizioni frutto di interessi e di convenienze politiche. Nella seduta cui assistiamo nel nono episodio, possiamo vedere come Mon Mothma non sia considerato durante il suo intervento, ma anzi sia pesantemente contestata come ‘traditrice’, considerata la sua affiliazione ai mondi che avevano composto le armate dei Separatisti. Questo ritratto impietoso del senato non manca di far comprendere come la sua irrilevanza non possa stupire della scelta di Palpatine di eliminare questa istituzione poco prima degli eventi finali di Una Nuova Speranza, ma la delusione provata da Mon Mothma nel vedere il disinteresse dei suoi colleghi ricorda non poco la sensazione di sconfitta vista in La Minaccia Fantasma, quando una giovane Padmé rimase inascoltata mentre chiedeva aiuta alla Repubblica per salvare il suo nativo Naboo dal blocco commerciale imposto dalla Federazione dei Mercanti. E non a caso, fu proprio Sheev Palpatine a spiegare alla giovane regina quali fossero le spietate dinamiche della politica di Coruscant.

Episodio 10: Una via d’uscita

Con Una via d’uscita, Andor arriva al suo decimo episodio, avvicinandosi alla conclusione della sua prima stagione. La permanenza di Cassian nel centro detentivo di Nakina e le manovre politiche di Mon Mothma su Coruscant sono le due linee narrative principali della serie, due differenti approcci alla costruzione di quella che sarà l’Alleanza Ribelle vista in Rogue One. Come abbiamo visto in precedenza, questa scelta di alzare il velo su una delle parentesi più oscure della continuity della saga, l’Ascesa dell’Impero, è stata concepita per esser una storia capace di andare il semplice fan service e la caccia agli easter egg, privilegiando la costruzione di una sinergia con la saga che si basi sulla valorizzazione dell’ambiente sociale del nuovo ordine imperiale.

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Non mancano ovviamente riferimenti facilmente riconoscibili, come la dotazione delle guardie del carcere, tra cui spicca il blaster DH-17, visto spesso in precedenza in Star Wars, o l’approccio architettonico tipico delle strutture imperiali. A questo, tuttavia, si uniscono nuovi tratti, come il mostrare le strutture fatiscenti delle oscure profondità di Coruscant, o lo svelare consuetudini sociali di diversi mondi. Anziché cercare, quindi, un easter egg o un riferimento ad eventi precedentemente raccontati in Star Wars, Andor diventa centrale nel dare corpo alla maturazione emotiva dei personaggi.

Una via d’Uscita, in tal senso, ha il merito di mostrare quali sia stato il costo pagato da questi fondatori dell’Alleanza Ribelle. Citando Star Wars, spesso ci si ricorda delle spie Bothan che si sono sacrificate per la causa, ma tramite le vicende di Andor abbiamo una visione meno idealizzata e più concreta di questa fase della Ribellione. Ne è una dimostrazione lampante il dialogo tra Luthen e il suo agente infiltrato nell’ISB, Lonni Jung. Tra le radici metalliche di Coruscant, i due si confrontano parlando di quanto questa doppia vista costi al supervisore imperiale, mentre Luthen non manca di fare emergere cinicamente quanto la sua importanza lo privi della sua libertà, facendo emergere un aspetto poco nobile dell’Alleanza Ribelle, già emerso in Rogue One. Una chiave emotiva che conferisce ulteriore spessore alla serie, inserendola al meglio all’interno dell’opera di definizione dell’Ascesa dell’Impero.

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Non meno importante l’aspetto politico della vicenda, interpretato da Mon Mothma e dal suo lavorio nei meandri della politica di Coruscant. In Una via d’uscita, anche Mothma è costretta a mettere in gioco la propria vita, arrivando persino a vedere la propria figlia come un mezzo di scambio, quando la sua richiesta di aiuto al banchiere Davo Skuldon si tramuta in un ricatto morale che vedo la figlia di Mon Mothma come moneta di scambio, nella forma di un matrimonio di interesse come nelle tradizioni del nativo mondo di Chandrilla.

Sul piano narrativo, la rivolta nel carcere imperiale ordito da Cassian e Kyno rappresenta una delle prime manifestazione di aperta ribellione nei confronti del nuovo ordine imperiale. Una sommossa che consente di mostrare anche l’apparente incapacità delle forze imperiali, troppo sicure del regime di ferro imposta da Coruscant, che non si dimostrano in grado di poter contenere una rivolta all’interno del carcere. L’azione intrapresa da Cassian, tuttavia, lascia emergere nuovamente la tendenza del personaggio a non agire come un tradizionale eroe di Star Wars, emersa in Rogue One, rendendo nuovamente Cassian interprete di quello che sembra esser un racconto dai toni spionistici, ideale per svelare le origini meno nobili dell’Alleanza Ribelle.

Episodio 11: Figlia di Ferrix

L’undicesimo episodio di Andor, Figlia di Ferrix, ha tutto il carisma di una puntata che si proietta verso il gran finale della prima stagione della serie. Dopo la fuga da carcare di Narkina vista nel precedente episodio, Cassina è in cerca di un modo per tornare alla civiltà, scoprendo della morte della madre, ma il vero protagonista di questa puntata non è il personaggio di Diego Luna, quanto i due fautori della ribellione, Luthen e Mon Mothma.

Soprattutto il primo, mostra di esser tutt’altro che in difficoltà nel scendere in prima linea, come dimostra lo spettacolare scontro che l’uomo affronta dopo un incontro dai toni forti con Saw Gerrera. Fermato da una pattuglia imperiale, Luthen non esita a utilizzare l’incredibile arsenale della sua astronave per sfuggire a un incrociatore di classe Cantweel. La designazione di questa astronave è un omaggio a Colin Cantweel, storico designer che aveva studiato i primi bozzetti delle astronavi del primo Star Wars, prima ancora che il compito venisse infine affidato a McQuarrie. A Cantwell si deve un design del Millenium Falcon, poi radicalmente rivoluzionato da McQuarrie, che viene ripreso proprio da questa astronave, che aveva già fatto la sua apparizione in Solo: A Star Wars Story.

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Una presenza nata come omaggio, visto che i bozzetti di questo modello di astronave erano stati ritrovati fortuitamente dal gruppo al lavoro sul film basato sul passato di Han Solo. Nella continuity della saga, la classe Cantwell è un modello di astronave prodotto dalla Kuat Drive Yards, concepito come mezzo di pattuglia per i sistemi sotto il controllo imperiale.

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Più sottile, invece, un richiamo al gran finale di Rogue One: A Star Wars Story, il war movie del 2016 di cui Andor è un prequel. Dopo avere compiuto la propria missione, Cassian e Jyn Erso accettavano il loro triste destino concedendosi un tenero abbraccio nel tramonto di Scariff. Allo stesso modo, in questo episodio di Andor vediamo Diego Luna protagonista di una scena simile, mentre ricorda Maarva Andor.

Episodio 12: Lampi di Ribellione

Non poteva esserci titolo migliore di Lampi di ribellione per l’ultimo episodio della prima stagione di Andor. Dopo averci guidato in questa prima parte della vita del futuro agente ribelle conosciuto in Rogue One, con questo intenso episodio arriviamo a un punto cruciale nell’esistenza di Cassian Andor, un crocevia poetico e struggente tra il Kassa che ci ha accolti nel primo episodio e il lucido e spietato operativo ribelle che sappiamo sarà cruciale nella distruzione della prima Morte Nera.

Di come la prima stagione di Andor sia riuscita a invertire la non felice rotta presa dal franchise con The Book of Boba Fett e Obi-Wan Kenobi parleremo nei prossimi giorni, limitandoci per ora a ricordare i riferimenti alla saga di Star Wars presenti in Lampi di Ribellione. Come per gli altri episodi della serie, si tratta di scelte che consentono di rinsaldare la continuity di Star Wars, non tramite mero fanservice ma costruendo una coesione che fortifica questa ambientazione ricca e variegata, specialmente in un periodo complesso come l’Ascesa dell’Impero.

Non stupisce quindi di sentire Mon Mothma invitare il marito a nascondere la sua passione per il gioco d’azzardo evitando di imbarazzarla su Coruscant, ma cercando maggior discrezione su Canto Blight, il pianeta celebre per essere un immenso casinò, comparso nel Canon in Star Wars: Gli Ultimi Jedi.

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Di maggior impatto è la presenza dei Death Troopers, le letali truppe imperiali che hanno fatto la loro prima apparizione ‘cronologica’ in Rogue One. In Lampi di Ribellione vediamo questi soldati dalle armature nere seguire Deedra, un contingente speciale per la sua missione volta alla cattura di Andor. I Death Trooper nascono come squadra speciale dell’esercito imperiale, truppe d’elite specializzate in missioni di infiltrazione e spionaggio, particolarmente preparate nello svolgere operazioni stile black ops. Slegate dal comando principale delle armate imperiali, i Death Trooper sono una divisione dell’ISB, l’agenzia di intelligenza e sicurezza imperiale, che consente loro di operare non solo come agenti operativi ma anche di essere impiegati come scorta per dignitari e ufficiali di alto rango.

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L’ultima puntata di Andor si conclude con una scena post-credit che anticipa quello che sarà il destino di Cassian. La creazione della prima Morte Nera è una scena di forte impatto per gli appassionati della saga, che consci di quale sarà il destino di Cassian non possono mancare di apprezzare questo passaggio del finale della prima stagione della serie. Soprattutto, ricordando che la prima stagione di Andor si svolge nell’arco di un anno, mentre la futura seconda stagione coprirà i quattro anni che ci separano dalla missione di Cassian vista in Rogue One.

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Articolo originale da https://www.tomshw.it/

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